Alle onoranze che multiformi e cospicue, specialmente nell'America Latina, sono dedicate alla memoria di Giovanni Carosio, Via Italcable si associa di tutto cuore e vuol partecipare offrendo ai propri lettori questa collezione di notizie e di immagini sul Fondatore della «Compagnia Italiana dei Cavi Telegrafici Sottomarini» e sulla Sua opera. Beninteso, non è una Sua biografia e nemmeno una completa descrizione di quanto Egli ha realizzato. Queste richiederebbero ben altra mole e soprattutto una penna che sapesse levarsi all'altezza di tanto compito! Non possiamo mirare così lontano e, invero, nemmeno lo vogliamo perché ci rendiamo conto che ciò esorbiterebbe dai limiti naturali di una Società per Azioni, che non può e non deve esprimere giudizi sull'Uomo, sulle Sue convinzioni, sulle Sue idee, sulle particolari ragioni che possono averlo indotto ad una particolare azione. Scrivere del nostro Fondatore è per noi compito assai grave, ma potremo assolverlo se ci limiteremo — soffocando magari gli impulsi più personali e più schietti — ad una cronaca, ad una relazione illustrativa dei fatti che ci sono noti, per portarli a conoscenza di tutti coloro che sanno di dovere qualcosa a quest'Uomo e per conservarne indelebile documentazione.
Tenteremo di seguire Giovanni Carosio nella Sua lunga giornata di lavoro, nei Suoi movimenti dal vecchio al nuovo Continente, nel multiforme lavoro che richiesero gli impianti della Italo-Argentina, i cavi della Italcable, le petroliere, le gallerie sulle Cordigliere peruviane, le coltivazioni al Paraguay, le discussioni a Zurigo, le trattative a Londra... Abbiamo pensato che la giornata terrena di Giovanni Carosio, lunga come quelle delle estati polari e, nel tempo stesso, senza crepuscolo come quelle tropicali, doveva di necessità aver avuto un mattino, un meriggio, e il suo pieno fulgore doveva essere stato seguito da una sera. E così abbiamo assegnato le vicende non ad una ininterrotta cronologia, ma ad una successione più ampia delle luci di un giorno così lungo e variato.
Giovanni Carosio nacque ad Arona il 6 gennaio 1876, primogenito in famiglia di autentici lavoratori di modeste condizioni. Il padre Angelo si trasferì nel 1872, poco più che ventenne ad Arona dove diede la Sua attività all'Impresa di Navigazione sul Lago Maggiore. Imbarcato come macchinista, fu poi promosso disegnatore, poi Capo Tecnico, diventando Ingegnere e finendo la Sua carriera come Direttore della Società. Del padre, i vecchi di Arona ricordano il carattere serio, la sobrietà delle parole e del gesto, l'ordine e la precisione in ogni attività, la ferma autorevolezza con i dipendenti dai quali esigeva attenta e diligente esecuzione di ogni lavoro. La madre, Angela Maria Giovanoli, era anch’essa di Arona. Donna di grande equilibrio e di fortissima fibra, seppe infondere nei figli i principi di una vita laboriosa e integra.
Frequentò le scuole elementari e tecniche ad Arona. Dopo il diploma tecnico, si trasferì a Milano per frequentare l’Istituto Tecnico Superiore. Si recò poi a Zurigo per frequentare il celebre Politecnico Federale. Furono anni di studio intenso. Rientrato in Italia per compiere il servizio militare, Carosio fu assegnato all’Arma del Genio. Anche in divisa, la Sua preparazione tecnica non passò inosservata e fu impiegato in compiti che richiedevano precisione e capacità organizzativa. Terminato il servizio, iniziò a guardarsi intorno in un’Italia che iniziava appena a sentire i fermenti della seconda rivoluzione industriale.
Lavorò per un breve periodo presso alcune industrie milanesi, ma il destino lo chiamava altrove. La Sua ambizione non era quella di una carriera sicura e tranquilla in patria; egli sognava orizzonti più vasti.
Nel 1900, a soli 24 anni, prese la decisione di partire per l’Argentina. Al suo arrivo a Buenos Aires, iniziò a lavorare con ditte di installazioni elettriche, ma ben presto si mise in proprio. Dalle piccole installazioni passò alla progettazione di grandi impianti, alle gallerie sulle Cordigliere peruviane e alle coltivazioni al Paraguay. Le trattative a Londra e i sopralluoghi nei cantieri più sperduti si susseguivano senza sosta.
Ma l'attività di Giovanni Carosio non poteva limitarsi a pur importanti impianti isolati; Egli aveva l'intuizione delle grandi necessità collettive e a queste rivolse la Sua attenzione. Buenos Aires, la metropoli che cresceva a vista d'occhio, aveva bisogno di una moderna rete di distribuzione di energia elettrica. La situazione esistente era frammentaria e insufficiente a garantire lo sviluppo della città.
Nacque così l'idea della Compagnia Italo-Argentina di Elettricità (C.I.A.E.). Fu una lotta durissima contro interessi costituiti e consolidati da tempo, ma Carosio non si lasciò scoraggiare. Egli seppe coalizzare intorno a sé le forze migliori della collettività italiana in Argentina e, nello stesso tempo, ottenne l'appoggio di importanti istituti bancari in Italia e in Svizzera.
La fondazione della C.I.A.E. non fu solo un fatto economico, ma un atto di fede nel futuro dell'Argentina e nelle capacità del lavoro italiano. La costruzione della grande Centrale termica di via Pedro de Mendoza, nel quartiere della Boca — che con le sue linee architettoniche richiamava i palazzi della nostra rinascita — rimarrà per sempre il monumento alla Sua tenacia.
Dalle prime turbine installate, la C.I.A.E. passò rapidamente a potenze sempre maggiori, seguendo e spesso anticipando le richieste del mercato. Sotto la direzione di Carosio, la Società divenne un modello di efficienza tecnica e di corretta gestione amministrativa, garantendo un servizio impeccabile a una clientela che aumentava di anno in anno.
Mentre l'elettricità illuminava le case e dava forza alle industrie di Buenos Aires, un altro grande problema occupava la mente di Giovanni Carosio: le comunicazioni con la Madre Patria. In quel tempo l'Italia era tributaria dell'estero per i suoi collegamenti telegrafici transoceanici. Ogni parola scambiata tra l'Italia e l'America del Sud doveva passare per stazioni straniere, con ritardi, costi elevati e, soprattutto, senza alcuna garanzia di segretezza e di indipendenza.
Carosio sentì che questa era una menomazione per il prestigio e per gli interessi economici dell'Italia. Egli cominciò a studiare la possibilità di un cavo sottomarino diretto. Erano anni in cui la tecnica dei cavi subiva trasformazioni profonde e Carosio si tenne costantemente aggiornato, consultando i massimi esperti mondiali e frequentando i laboratori della Società Pirelli, dove si studiavano i nuovi isolamenti e le nuove armature.
La Sua attività diplomatica in questo campo fu intensa quanto quella tecnica. Bisognava convincere i governi, superare le diffidenze, vincere la resistenza dei monopoli internazionali che non volevano vedere un nuovo competitore affacciarsi sull'Atlantico. Furono viaggi continui tra Buenos Aires, Roma, Londra e Madrid. Carosio era ovunque fosse necessario sostenere la bontà del Suo progetto, con quella forza di persuasione che gli derivava dalla profonda conoscenza della materia.
Il 12 settembre 1921 segna una data storica per l’indipendenza economica del nostro Paese. In quel giorno, Giovanni Carosio vedeva finalmente coronato il Suo sforzo con la costituzione a Roma della «Compagnia Italiana dei Cavi Telegrafici Sottomarini» (Italcable). Ma la firma dell'atto notarile non era che il punto di partenza. Il mondo dei cavi sottomarini era allora un "club" gelosamente chiuso, dominato dalle grandi potenze anglosassoni, e l'ingresso di un nuovo competitore italiano veniva visto con malcelata ostilità.
Per Carosio non si trattava solo di posare dei fili sul fondo dell'oceano, ma di creare una struttura che potesse competere con le più moderne organizzazioni mondiali. Egli volle che l'Azienda avesse fin dall'inizio un'impronta di assoluto rigore tecnico. I capitali furono raccolti con una sottoscrizione che vide la partecipazione di grandi banche, ma anche del risparmio degli italiani d'Argentina, che sentivano in quell'opera un legame tangibile con la terra d'origine.
La scelta del materiale e delle tecniche di posa fu l'oggetto delle cure più assidue di Carosio. Egli strinse un accordo di stretta collaborazione con la Società Pirelli, le cui officine di Vado Ligure divennero il centro sperimentale per i nuovi cavi. Si trattava di realizzare un conduttore che potesse resistere alle immani pressioni degli abissi oceanici e garantire una trasmissione rapida e sicura dei segnali.
Ogni miglio di cavo veniva sottoposto a prove severissime nei cassoni a pressione; ogni giunta veniva controllata con i metodi più sofisticati dell'epoca. Carosio non era solo il Presidente che decideva le strategie finanziarie, ma era l'Uomo che scendeva nelle officine per discutere con i tecnici dello spessore delle guaine e della resistenza dei fili d'armatura. Egli sapeva che un solo difetto latente in migliaia di chilometri di cavo avrebbe potuto significare il fallimento di tutta l'impresa.
Il piano era grandioso: collegare l'Italia (partendo da Anzio) con la Spagna (Malaga), risalire verso le Azzorre e di qui puntare decisamente verso il Sud America (Rio Janiero, Montevideo e Buenos Aires approdo finale nella stazione di "Punta Lara"). La posa, iniziata nel 1924, fu seguita con trepidazione da tutta l'opinione pubblica nazionale.
Le navi posacavi si muovevano con precisione millimetrica, seguendo i rilievi dei fondali che erano stati preventivamente studiati con campagne di scandaglio durate mesi. Carosio riceveva quotidianamente i radiotelegrammi con i dati sulla profondità, sulla temperatura del fondo e sulla velocità di calata. Fu una lotta contro le correnti, contro le tempeste e contro le incognite di un mondo subacqueo che allora era ancora in gran parte sconosciuto. Il successo finale, con il primo messaggio scambiato nel 1925 tra Roma e Buenos Aires, fu il trionfo della Sua volontà e della capacità costruttiva italiana.
Dopo il successo dei primi collegamenti transatlantici, l'Italcable dovette affrontare la sfida della gestione quotidiana di una rete così vasta e complessa. Giovanni Carosio non si accontentava del primato tecnico; voleva che l'Azienda fosse un esempio di efficienza operativa. Sotto la Sua guida, vennero stabilite procedure rigorose per la manutenzione dei cavi e per la gestione del traffico, che in breve tempo raggiunse volumi superiori a ogni previsione.
La stazione di Anzio divenne il centro nevralgico di queste operazioni. Qui, i segnali che arrivavano dalle profondità oceaniche venivano rigenerati e instradati verso le reti nazionali ed europee. Carosio curò personalmente la scelta degli apparati di ricezione e trasmissione, optando sempre per le soluzioni tecnologicamente più avanzate, come i nuovi sistemi di amplificazione che permettevano di aumentare la velocità di trasmissione delle parole al minuto.
Un aspetto fondamentale della lungimiranza di Carosio fu la comprensione del ruolo della radio. Contrariamente a molti suoi contemporanei che vedevano nella telegrafia senza fili una nemica mortale dei cavi sottomarini, Egli intuì che le due tecnologie erano complementari. Sotto la Sua presidenza, l'Italcable iniziò a integrare i propri collegamenti via cavo con potenti stazioni radiotelegrafiche.
Questa "rete mista" garantiva una sicurezza di esercizio senza precedenti: in caso di interruzione di un cavo per guasti naturali o incidenti marittimi, il traffico poteva essere immediatamente dirottato sulle onde radio, assicurando la continuità del servizio tra l'Italia e l'America Latina. Questo sistema integrato divenne uno dei punti di forza dell'Italcable sul mercato internazionale delle telecomunicazioni.
Giovanni Carosio sapeva che il successo di un'impresa così complessa dipendeva dagli uomini. Egli dedicò una cura costante alla formazione del personale tecnico e amministrativo. Vennero istituiti corsi di specializzazione per i segnalatori e per i tecnici addetti ai ripetitori; per gli equipaggi delle navi posacavi furono previsti addestramenti specifici per affrontare le emergenze in alto mare.
Egli riuscì a creare tra i dipendenti un senso di appartenenza e di orgoglio che andava oltre il semplice rapporto di lavoro. La "famiglia Italcable", come amava chiamarla, divenne una comunità di tecnici altamente qualificati che portavano il prestigio del lavoro italiano in ogni parte del mondo dove approdavano i nostri cavi. In ogni Sua visita alle stazioni o agli uffici, Carosio aveva sempre una parola di incoraggiamento per i collaboratori, esigendo però da tutti la stessa dedizione e precisione che Egli stesso metteva in ogni Sua azione.
L'edificio che Giovanni Carosio aveva costruito con tanta cura e lungimiranza fu messo a dura prova dallo scoppio del secondo conflitto mondiale. Per una Società che viveva di collegamenti internazionali, la guerra non significava solo la contrazione del traffico, ma la distruzione fisica delle sue arterie vitali. Sin dai primi giorni del conflitto, i cavi sottomarini divennero obiettivi strategici primari. Le navi posacavi nemiche, dotate di speciali rampini per il ripescaggio, iniziarono a tagliare i collegamenti in alto mare. La stazione di Anzio, cuore del sistema Italcable, per la sua posizione strategica sul litorale romano, si trovò al centro di operazioni belliche che ne segnarono il destino.
Nonostante gli sforzi eroici del personale tecnico per mantenere in efficienza le linee, i tagli si susseguirono inesorabili. Il cavo transatlantico venne interrotto in più punti; le stazioni di Malaga e delle Azzorre rimasero isolate. Giovanni Carosio, pur travolto dalle vicende politiche e dalle restrizioni belliche, non smise un istante di incitare i Suoi collaboratori: «Bisogna prepararsi fin d'ora alla ricostruzione — diceva — perché il mondo, finita la tempesta, avrà più che mai bisogno di comunicare».
Il momento più tragico fu l'avvicinarsi del fronte alle installazioni costiere. La stazione di Anzio, con i suoi apparati di precisione, i suoi archivi e le sue apparecchiature di ricezione che Carosio aveva scelto personalmente, venne colpita duramente dai bombardamenti e infine sabotata dalle truppe in ritirata. Le immagini d'epoca (che abbiamo voluto includere in questo volume) mostrano cumuli di macerie là dove sorgeva uno dei centri telegrafici più moderni d'Europa. In quegli anni bui, Carosio dovette affrontare anche la perdita di contatti diretti con le Sue creature argentine. La C.I.A.E. e le altre imprese sudamericane rimasero come navi senza nocchiero, ma la solidità dell'impianto dato dal Fondatore permise loro di sopravvivere autonomamente, in attesa del ritorno della pace.
Appena le armi tacquero, Giovanni Carosio, nonostante l'età avanzata e il peso delle amarezze accumulate, fu tra i primi a rimboccarsi le maniche. La ricostruzione dell'Italcable fu un'opera altrettanto titanica della sua fondazione. Bisognava ripescare i cavi tagliati a profondità abissali, riparare le guaine corrose dal tempo e dall'inattività, ricostruire ex novo le stazioni a terra. Sotto la Sua guida, l'Azienda iniziò a risorgere. Fu allora che si decise di puntare ancora più decisamente sulla tecnologia coassiale e sui nuovi sistemi di amplificazione sottomarina, gettando le basi per quella che sarebbe stata la moderna rete di telecomunicazioni degli anni '50 e '60.
Gli ultimi anni della vita di Giovanni Carosio furono caratterizzati da una serenità operosa. Egli vide l'Italcable non solo tornare ai fasti del passato, ma superare i confini che Egli stesso aveva tracciato. La ricostruzione delle stazioni di Anzio e la posa dei nuovi cavi nel Mediterraneo e nell'Atlantico non erano più soltanto necessità commerciali, ma il simbolo di un'Italia che tornava a dialogare con il mondo intero.
Il Fondatore amava ripetere ai giovani ingegneri che entravano in Azienda: «Non guardate solo al chilometro di cavo che state posando oggi, ma pensate a quante voci, quante speranze e quanti commerci passeranno per quel filo domani». In questa frase è racchiusa tutta la Sua filosofia: la tecnica al servizio dell'uomo e del progresso civile.
Giovanni Carosio si spegneva lasciando un impero industriale che spaziava dall'energia alle telecomunicazioni, dalla navigazione all'agricoltura. Ma più delle centrali elettriche o delle navi posacavi, ciò che restava era il "metodo Carosio": un connubio inscindibile di audacia imprenditoriale e rigore tecnico.
L'Italcable, da Lui creata dal nulla, continuava la sua marcia. I nuovi sistemi di trasmissione a grande distanza, l'introduzione dei ripetitori sottomarini e lo sviluppo della telefonia transoceanica trovavano nell'organizzazione data dal Fondatore il terreno ideale per svilupparsi.
Chiudiamo questa cronaca della Sua "lunga giornata di lavoro" con la consapevolezza di aver appena sfiorato la grandezza di una figura che ha onorato il lavoro italiano nel mondo. Giovanni Carosio non appartiene solo alla storia della tecnica, ma alla storia stessa del nostro Paese, come uno di quegli uomini che, con il loro ingegno e la loro costanza, hanno saputo costruire ponti invisibili ma indistruttibili tra i popoli.
Le immagini che seguono in questo volume vogliono essere un omaggio visivo a questo cammino: dalle prime baracche di cantiere in Argentina alle moderne sale apparati della Italcable, tutto parla di Lui, tutto porta il segno della Sua volontà.